Una riforma finta e ingannevole

Una riforma finta e ingannevole

La riforma delle province, così come si presenta oggi, non è altro che una “finta riforma” subdola e antidemocratica che, anziché puntare ad abolirle, le ripropone in una nuova forma caratterizzata esclusivamente dal fatto che i cittadini vengono esautorati dal diritto di voto, dal diritto di scegliere chi li governerà in ambito provinciale.

Le funzioni della provincia e il costosissimo apparato burocratico e impiegatizio rimangono, di fatto, i medesimi.

I partiti preferiscono “tagliare” sulla democrazia provocando risparmi intangibili e delegando la scelta dei rappresentanti di centinaia di migliaia di persone a una “élite” composta dai consiglieri comunali e dai sindaci dei comuni. Sono addirittura esclusi da questa “élite” numerosissimi assessori che in numerosi casi nonostante le centinaia di preferenze prese, non sedendo in consiglio comunale, non sono contemplati per prendere parte al voto.

La partitocrazia sta giocando la partita delle elezioni provinciali usando tutte le armi che ha a disposizione, specialmente le più subdole. Il popolo viene ubriacato con lo specchietto delle allodole del “risparmio” o, meglio, della “spending review” e con la spiegazione che i passi e le scelte che si stanno compiendo sono “necessarie” per poter abolire le province in futuro: nulla di più falso anche perché nessuno spiega chiaramente né come e né quando tutto questo verrà fatto. Si chiede una fiducia cieca non si sa a chi.

I partiti, a mio avviso, non hanno l’interesse a provvedere in tempi rapidi all’abolizione delle province perché esse rappresentano ancora la possibilità di accedere a ruoli di potere per nulla irrisori. La corsa alla conquista della presidenza della provincia di Padova è la conferma di questo ragionamento. Ci sono troppi interessi in ballo per lasciare la delega alla presidenza ad un commissario.

I partiti, a Padova, intervengono in maniera decisa proponendo una doppia candidatura, Barison e Soranzo, entrambe figure di destra nate in maniera incontrovertibile non tanto da presupposti di “bene comune” ma soprattutto da logiche elettorali legate alle elezioni regionali del prossimo anno. Non si spiega altrimenti l’intervento di tanti consiglieri regionali nel supportare un candidato piuttosto che un altro. D’altra parte per essere rieletti è opportuno coltivare un bacino di voti per non perdere lo scranno ben retribuito in Regione.

Il potere che un presidente e un consiglio provinciale possono gestire è ancora elevato e i vergognosi accordi trasversali che hanno portato alla doppia candidatura ne sono l’esempio.

Di fronte alle opportunità “politiche” vengono meno i valori e soprattutto le idee che dovrebbero essere il motore dei “partiti”. Il sostegno del Partito Democratico (che pur definendosi di sinistra assomiglia sempre più alla vecchia Democrazia Cristiana), ad un candidato come Soranzo, politico da sempre di destra attuale sindaco di Selvazzano, ne è la prova.

Come consigliere comunale socialista condanno fermamente la deriva antidemocratica che sottende il metodo con cui verrà eletto il nuovo presidente provinciale. Una deriva che nel futuro potrebbe diventare causa di tensioni e mobilitazione sociale poiché non esiste alcuna valida alternativa alla sovranità popolare neppure per le elezioni provinciali che sembrano non interessare a nessun partito ma che invece scatenano “guerre” politiche senza esclusioni di colpi, il tutto sulla pelle dei cittadini.

 

Riccardo Mortandello - Consigliere Comunale Circolo Pertini – Partito Socialista Italiano

Montegrotto Terme

9 ottobre 2014 province ecco una riforma finta e ingannevole

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