Sandro Pertini, ieri come oggi

“Per me è soprattutto l’esaltazione della dignità umana, della dignità del singolo. Quindi per me il socialismo si sintetizza in due istanze: la libertà e la giustizia sociale. Ma soprattutto la libertà: la mia e quella dell’avversario, cioè di tutti. Perché bisogna stare attenti a non peccare di settarismo. Un concetto che mi spiegarono uomini come Filippo Turati e Claudio Treves. E poi la giustizia sociale. Senza di essa, se si considera bene, la libertà diventa una conquista molto fragile e vuota. La libertà è prima di tutto l’esaltazione della dignità del singolo.
Ma come può vedere esaltata la sua dignità chi non ha lavoro, chi è affamato, chi non ha una casa, chi è costretto quasi a mendicare? Chi è in queste condizioni sente umiliata la sua dignità: quindi non sarà mai un uomo libero. Ecco perché voglio anche la giustizia sociale, le riforme profonde, in base alle quali ogni uomo possa vivere degnamente la propria vita. Ma nello stesso tempo debbo affermale che la giustizia sociale senza la libertà io la respingo: non mi basta, non mi interessa. Dirò di più: se a me, socialista, offrissero la più radicale delle riforme sociali al prezzo della libertà, io la rifiuterei! Alla libertà io non posso rinunciare! Quindi ecco il mio concetto di socialismo: libertà e giustizia sociale indissolubilmente unite”.

“Penso che la libertà non dobbiamo né chiederla né riceverla in dono,  ma conquistarla”.

“Occorre reagire in fretta, senza concedere nulla alla disperazione, ricercando dentro di sé, nelle radici profonde della coscienza, le ragioni che consentano all’uomo di rimanere tale”.

“Oggi i partiti si trovano di fronte ad una realtà che né Lenin, né Marx avevano previsto. Quindi oggi dobbiamo camminare con le nostre gambe, non con le gambe di Lenin o Marx su questa strada, vedere con i nostri occhi, perché la loro vista, adesso, la distanza l’ha appannata”

“Non abbiamo dato alla libertà conquistata il 25 aprile un contenuto economico di giustizia sociale. Se in carcere o nell’esilio ci avessero detto che trent’anni dopo avremmo avuto malati nei corridoi degli ospedali, la scuola in sfacelo, baracche al posto delle case, non ci avremmo creduto. Eravamo forti e ingenui. Oggi occorre una fede politica molto rigorosa, severa come allora. La Costituzione è un buon documento; ma spetta a noi fare in modo che certi articoli non rimangano lettera morta, inchiostro sulla carta. In questo senso la Resistenza continua”.

Nell’anniversario della morte del Socialista Sandro Pertini, il suo pensiero, la sua voce, la sua idea di come intendere la politica sono ancora elementi più vivi che mai.
W Pertini!

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