NESSUN “GIUSTO” PER EVA La shoah a Padova e nel Padovano

presentazione del libro di Francesco Selmin – Cierre edizioni
In collaborazione con la sezione ANPI delle Terme Euganee -
L’autore sarà presente all’evento

VENERDI’ 17 FEBBRAIO
ore 20.45, sala polivalente F. Bazzi
Bresseo di Teolo (accanto al Municipio)

“Cos’è successo agli ebrei padovani, dopo la decisione tedesca di procedere alla soluzione finale, e dopo la decisione italiana di accodarsi al turpe alleato nazista, e attuare le leggi razziali? Gli ebrei, rastrellati a varie riprese a Padova e nel padovano, e prima riuniti nella villa Contarini Venier a Vo’, hanno avuto poca o nessuna comprensione da parte della popolazione che pure aveva spartito la vita con loro. L’immensa catastrofe si è svolta senza che le coscienze dei vicini ne vedessero l’ingiustificabilità. Gestito dai fascisti, il campo di concentramento di Vo’ non era un lager tedesco (com’era per esempio la Risiera di San Sabba a Trieste), ma anche se Vo’ ebbe un comandante “buono” finì per diventare collaborazionista, cioè non evitò il male, ma lo lasciò accadere”.
Ferdinando Camon

Si tratta di una ricostruzione tanto asciutta quanto sensibile del destino occorso a qualche decina fra gli ebrei padovani investiti dalla Soluzione finale; una specie di breve microstoria, ma rivelatrice di una storia grande e terribile. La sessantina di ebrei internati a Vo’ dal dicembre 1943 al luglio 1944 (padovani in maggioranza, ma non solo: anche torinesi, triestini, sloveni) subì il destino della deportazione in Polonia. Fra gli ospiti coatti di villa Contarini Venier, soltanto tre – tre donne – ritorneranno salvi da Auschwitz. Il campo di concentramento di Vo’ era così piccolo che Selmin ha potuto scriverne qualcosa come una storia totale: identificando per nome e per cognome non soltanto tutti i detenuti, ma anche la maggior parte dei (pochi) carcerieri”.
Sergio Luzzatto

“Soprattutto, il libro di Selmin sottolinea il clima di indifferenza che ha accompagnato l’intera vicenda, la condizione di progressivo isolamento delle vittime. Anche durante il loro soggiorno a Vo’ Vecchio, gli ebrei hanno ricevuto al massimo qualche segno di comprensione, ma mai un aiuto concreto: è questa l’amara conclusione a cui perviene Selmin, riflettendo sull’atteggiamento della società civile padovana e, più in generale, italiana”.
Alessandro Macciò

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